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Attualità

Abusi nelle scuole

Oggi ho deciso di parlare di un argomento che mi sta particolarmente a cuore:

gli abusi nelle scuole

Fatti di questo genere non sono purtroppo nuovi, ma si sente parlare in maniera frequente di questo fenomeno. Accenniamo al caso di Fabriano, della bimba di tre anni e mezzo (riconosciuta dalla madre nel video ripreso dalle telecamere), che ha subito maltrattamenti dalla maestra dell’asilo. Dalle riprese si è potuto vedere come la maestra che si dimostrava gentile, cordiale, insospettabile con i genitori dei bambini, invece, strattonava, dava schiaffi, e rivolgeva insulti ai piccoli.

La madre si era accorta che qualcosa non andava nel momento che la bambina era diventata aggressiva, la mattina faceva capricci per andare a scuola, si svegliava continuamente in piena notte sgridando i propri peluche con frasi: “Non lo fare più!”, “In castigo lì”, che in genere non appartengono al linguaggio di un bambino di quell’età.

Per fortuna dopo le dovute indagini, come è giusto che sia la maestra fu sospesa dal suo incarico.

Non posso esprimere il mio parere da madre perché non ho figli, ma potrei farlo da zia pensando a mia nipote o ancora meglio da educatrice e pedagogista.

Ebbene sì, la gente che ama la propria professione, che adora i bambini, che ha dedicato anni di vita allo studio della pedagogia, che ha studiato i vari metodi di relazionarsi e approcciarsi ai bambini, che vorrebbe con forte desiderio accompagnare il bambino nella sua formazione fino a vederlo persona adulta e matura si ritrova nelle migliori delle ipotesi a svolgere un lavoro stagionale e sentirsi dire: “signorina..la sua laurea non è molto spendibile”.

È qui che sorge la mia rabbia . Quella rabbia che ti darebbe la forza di distruggere ed eliminare il marcio che esiste nelle scuole, che ti farebbe gridare davanti a tutti: ci sono anche io che mi voglio rendere utile per qualcuno. Quella rabbia che ti porterebbe davanti ai genitori dei bimbi maltrattati e dire: “Fidatevi c’è ancora gente in gamba”.

Quella rabbia che per fortuna non mi fa perdere la speranza che anche io presto svolgerò il lavoro che amo.

Ai tanti ragazzi che affrontano una situazione simile alla mia dico non ci abbattiamo e continuiamo a lottare.